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December 23
Benvenuti su
"CARLONLINE"
questo blog è aperto
a chiunque voglia condividere con me idee, opinioni, suggerimenti, esperienze e chi più ne ha più ne metta.
Mi chiamo Carlo, sono un religioso"pavoniano", aspirante "padre-pavoniano".
Come chi sono i Pavoniani?!!
Se non li conoscete ancora è proprio il momento opportuno. Potete trovare tutte le notizie a questo sito:
www.lodovicopavoni.it
Tengo a precisare che non gradisco volgarità di alcun genere, per il resto sono aperto a tutto.
Allora sto in attesa, particolarmente di voi giovani, perchè i Pavoniani sono da sempre dalla vostra parte!
Vuoi fare del bene? Ti basta un "click"

P.S.
questo intervento funge da "intro": per cortesia
non lasciate commenti
(verrebbero cancellati)
December 14
Sono contro la pena di morte vuol dire che sono contrario a mandare sulla sedia elettrica anche il giudice e il boia che avessero condannato a morte
un innocente. Sono contro la violenza significa
che rifiuto ogni forma di tortura o di aggressione fisica anche contro chi se ne macchia ogni giorno. Siamo tutti fratelli vuol dire nessuno escluso. Berlusconi è mio fratello significa che mi considero la sua guardia del corpo.
Anche se “Il Giornale” di proprietà di suo fratello
(di sangue) scrive che dietro la violenza subita dal premier “c’è una regia”. E accusa “Repubblica”, Di Pietro, tutta l’opposizione, Santoro, Fini, Casini, i “cattivi maestri”, e chi più ne ha più ne metta, di aver armato la mano di un folle. Naturalmente riscontro una violenza verbale nel “Giornale” della famiglia della vittima. Ma quelle righe, che considero ingiuste e false, non giustificheranno mai una sola riga di sangue sul volto del presidente delConsiglio. Tantomeno se lui o i suoi non ci considerassero mai un fratello. Non è un nostro problema. Sono sinceramente dispiaciuto che il presidente del Consiglio sia stato vittima di una violenza e gli auguro, con tutto il cuore, di tornare più in forma di prima.
La mia solidarietà non è ipocrita. Sono fermamente convinto che Berlusconi sia un danno per questo Paese. Ma il suo sangue in piazza Duomo è un danno ancora più grave. Perché sospende la democrazia. Interrompe il dialogo, anche il più aspro. Impedisce il diritto civile di criticarlo in
santa pace, anche da questo piccolissimo blog.
Finché Silvio Berlusconi non sarà in pieno possesso delle sue capacità fisiche, in piedi e in gamba, io sarò berlusconiano.
Che nessuno, sano o fuori di mente, si azzardi più
a toccarlo. E che a nessuno, sano o fuori di mente, salti in testa d’impedire manifestazioni pubbliche, come ha vagheggiato ieri il ministro Gelmini.
Ci sono i servizi d’ordine e c’è la polizia. Se non bastano, s’infoltiscano. No ai black bloc e no agli sfollagente. Berlusconi ha il diritto di governare e dire quel che vuole, noi di manifestare il nostro consenso o dissenso.
“Adesso uccideteci tutti” gridavano le magliette dei ragazzi alla camorra. “Tirateci in faccia a tutti una statuina del Duomo”, è la maglietta di oggi.
(Diego Cugia, 14 dicembre 2009)
November 25
Il presidente si rivolse a reti unificate alla nazione.
Si slacciò la cravatta, disse: «Ho sbagliato a parlarvi esclusivamente di me. Scusate.»
Fece una smorfia di umile, remissiva simpatia. Si alzò e scomparve per sempre dal paese. Una donna che in quel momento stesa su una lettiga della clinica stava per farsi ingigantire il seno rinunziò a un corpo alla moda. Scese in punta di piedi coprendosi i seni come grappoli d’uva fra le dita:
«No» protestò semplicemente.
E un tale che aveva appena ritirato l’auto nuova la riconsegnò al concessionario perché -spiegò-
«È così bella da risultare offensiva.»
L’altro sbraitò che non intendeva restituirgli i soldi. «Non te li ho mica chiesti»
rispose l’acquirente redento, incamminandosi alla stazione dei tram. Dopo tre giorni e tre notti insonni, il concessionario gli fece pervenire a casa l’assegno, e lui versò la somma a un’organizzazione umanitaria. Una multinazionale che, con la scusa della crisi, aveva chiuso un paio di stabilimenti, riaprì assorbendo pian piano i licenziati, non elargendo speranze inverosimili, -si intende-, ma investendo i capitali che aveva accumulato in banche oltrefrontiera.
E un ragazzo, che aveva adocchiato la borsetta di un’anziana e l’attendeva al varco all’uscita dalle Poste rinunziò allo scippo. Neanche lui capì bene perché lo stesse facendo, si diresse sotto scuola per una forma di languida nostalgia forse più per i compagni perduti che per le materie. Ma l’indomani chiese ed ottenne dal preside il permesso di tornare a frequentare la classe. Suo padre, innamorato di una ventenne, si convinse di aver perso la testa e tornò a casa, dove l’accolse con un sorriso frastornato la stessa donna che non si era sottoposta all’intervento al seno.
In Parlamento, intanto, il trono del presidente, vuoto, fu issato con una carrucola sulle teste dei deputati come solenne monito: da quel giorno governarono tutti con sobria collegialità per il bene esclusivo del paese. Un vecchio maleducato ritornò cortese, e il canile municipale si svuotò di centinaia d’abbaianti prigionieri. Maria, barricata in casa da tre mesi, la vecchia Maria che si era lasciata morire di fame, bussò timidamente alla vicina che le donò un uovo. Una specie quasi estinta di foche rifece capolino nel Mediterraneo. Nelle librerie, un genere non richiesto, la poesia traslocò da reconditi scaffali sul bancone dei best-seller e un camionista in autostrada si fermò a riposare in una piazzola d’emergenza gettando fra i cespugli cinque grammi di coca. Tutto questo e molti altri accadimenti, banali e galattici (si videro stelle, gentilmente, far posto ad altre meno in luce) scaturirono dal gesto di uno che si sbottonò la camicia ammettendo di avere sbagliato.
Persino mia madre, morta da quindici anni, è venuta stasera a prendersi un tè in salotto, e ha sussurrato: «A forza di insistere, il mare scioglie anche le pietre.» Avevo avuto ragione io, una volta tanto. Sono tornato bambino e ho pianto.
Diego Cugia-Jack Folla (Roma, 24 Novembre 2009)
November 17
Solo in gruppo odiamo senza sentirci colpevoli
Nelle guerre i più pacifici possono diventare spietati
Tanto l'odio quanto l'amore possono essere prodotti collettivi. Ma più l'odio che l'amore. Nelle lotte politiche e religiose la nostra aggressività viene alimentata e orientata dal gruppo. Noi troviamo odioso il nemico perché, senza rendercene conto, veniamo continuamente influenzati dai discorsi degli amici, dai giornali, dalla televisione che guardiamo. E poiché non siamo in realtà noi individui a decidere, ma il gruppo che ci guida, ci sentiamo sempre dalla parte della ragione e diventiamo aggressivi senza provare senso di colpa. Nelle guerre, nei movimenti collettivi, nelle rivoluzioni le persone più pacifiche possono diventare spietate. C'e anche un amore collettivo. E’ quello che proviamo per un attore, un cantante, un calciatore, un divo televisivo adorato e osannato da milioni di persone. Questo amore dipende in parte dalla sua bravura, dal suo fascino, ma viene anche alimentato in noi dagli applausi, dagli elogi, dalla ammirazione, dalla venerazione che i mezzi di comunicazione di massa gli creano attorno. Noi ne siano influenzati, pervasi. Passiamo ora ai sentimenti che non sono rivolti a personaggi pubblici ma verso persone con cui abbiamo solo rapporti personali. Incominciamo dall' odio. Un padre francese ha inseguito per venticinque anni un medico tedesco che gli aveva ucciso la figlia e recentemente lo ha assicurato alla giustizia. Un esempio che ci colpisce proprio perché è raro. Infatti per tener vivo a lungo l'odio devi riportarlo continuamente alla memoria. E' difficile farlo da soli. Ci vuole chi lo riattiva, chi rinfocola il desiderio di vendetta. Se due nemici vanno a vivere in paesi diversi il rancore si attenua. I soldati nelle trincee, durante la tregua, fraternizzano col nemico, si scambiano le sigarette. Per evitarlo il comando ordina di aprire il fuoco. Invece l'amore individuale è molto più autonomo. L'innamoramento non viene indirizzato dalla società, anzi spesso si contrappone all'ambiente sociale, alle sue regole, ai suoi rituali. I nostri amici possono darci tutti i consigli e tutti i suggerimenti che vogliono ma senza effetto. Noi ci innamoriamo proprio di chi è diverso, di chi ci mostra una strada originale. Con lui lasciamo la vita abituale, dimentichiamo gli odi e gli amori di un tempo, vogliamo cominciare una vita nuova. L'odio individuale guarda indietro, ci trattiene nel passato, l'amore ci spinge verso il futuro.
Francesco Alberoni Corriere della Sera, lunedì 16 novembre 2009
November 05
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha stabilito che un crocifisso appeso sulla parete di un’aula scolastica costituisce «violazione alla libertà di religione degli alunni». Non solo. Perché, dicono i giudici di Strasburgo, minerebbe anche «la libertà dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni». Ma davvero la presenza di un crocifisso “viola” una libertà fondamentale? Davvero la sola presenza del principale simbolo cristiano in una scuola può violentare l’educazione di un bambino, può impedirgli di crescere “spiritualmente autonomo”, può mettere in difficoltà una famiglia nel trasmettergli i suoi valori e le sue convinzioni? Ecco, questo è un esempio di come non dovrebbe essere intesa la laicità. La decisione della Corte – che parte dalla denuncia di una signora finlandese, abituata forse al luteranesimo freddo e spoglio della sua terra d’origine, e disturbata dall’arredamento della classe in cui, ad Abano Terme, aveva mandato a studiare i figli – solleva dubbi, di merito e di metodo.
Dubbi sul merito della decisione, perché è miope rispondere alle sfide di un mondo multietnico e multi religioso invocando, in forme più o meno morbide, l’ateismo di stato. La “laicità positiva”, che per primo ha codificato il presidente francese Sarkozy, non progetta un asettico mondo agnostico per legge, non nega la dimensione spirituale dell’uomo, non combatte la presenza delle religioni nello Stato. Piuttosto, ne riconosce l’importanza, ne sottolinea il ruolo attivo, ne auspica lo sviluppo e la convivenza. Senza considerare la fede un vecchio arnese messo dalla storia a intralciare le magnifiche sorti e progressive dell’umanità. Senza neanche, questo va detto, cedere alle derive clericali, senza fare l’errore inverso di confondere religione e politica, senza cadere nel tranello di identificare la fede esclusivamente con le gerarchie che la custodiscono. Ma questo è un altro discorso.
La sentenza, si diceva, solleva dubbi sul metodo. Per un motivo semplice: perché la giurisprudenza, quando entra a gamba tesa in un dibattito che da decenni (ma diremmo da secoli) tocca i nodi più sensibili della convivenza, del rapporto fra Stato e Chiesa, dell’identità nazionale, rischia solo di fare danni. E ne fa ancora di più se, come in questo caso, la Corte che emana la sentenza è sovranazionale (in questo caso è espressione del Consiglio d'Europa che, attenzione, nulla ha a che fare con l'Unione europea...): al di là delle proprie convinzioni religiose (e l’Italia è un paese multireligioso), negare che la storia del nostro paese sia indissolubilmente intrecciata a quella del Cristianesimo, è sciocco. Ecco perché la lezione che arriva da Strasburgo non ci piace: non ha nulla a che vedere con la laicità e con la libertà, non è così che si garantisce il pluralismo religioso, non è così che si fanno crescere meglio i futuri italiani di qualunque religione siano (o non siano). Molto meglio il crocifisso che una parete spoglia, insomma.
October 27
Ciao a tutti, mi è capitato oggi di leggere questo articolo, che mi ha letteralmente schoccato, e ho ritenuto buona cosa divulgarlo. Non nascondo un grande dolore, perchè associazioni quali "Amnesty International" hanno sempre avuto il mio sostegno. Ciascuno tragga le conclusioni che crede, il mio vuole solo essere un aiuto ad una informazione corretta e quanto più possibile aderente alla realtà.
Abortion International
Di Riccardo Cascioli (Il Timone, XI, settembre-ottobre 2009, pp. 12-13)
Polonia, Messico, Perù, Nicaragua: in pochi mesi Amnesty ha lanciato una offensiva su vasta scala per rendere obbligatorio l’aborto nei Paesi che ancora hanno legislazioni pro-vita. Dati manipolati e avvenimenti falsificati gli ingredienti principali di una serie di rapporti che negano la libertà di coscienza.
Dimenticatevi Amnesty International, la più nota organizzazione per la difesa dei diritti umani; quella che denunciava la repressione di ogni dissenso in Iran, l’uso indiscriminato della pena di morte in Cina e il ricorso alla tortura nelle carceri di mezzo mondo.
Quell’organizzazione non esiste più. Ora c'è "Abortion International", un’associazione il cui scopo principale sembra essere diventato la promozione dell’aborto e la denuncia di tutti quei Paesi così ostinati a difendere la vita dei più deboli.
Scusate, non voglio confondervi: in realtà il nome è sempre Amnesty International, ma la sua ragione sociale è profondamente mutata.
Ricorderete senz’altro le polemiche di due anni fa, quando l’organizzazione affermò chiaramente di abbandonare la tradizionale “neutralità” in fatto di aborto per aderire alla lobby che considera l’interruzione della gravidanza un diritto umano. Ma la novità è che il 2009 ha visto un’offensiva di Amnesty su larga scala contro i Paesi che ancora resistono all’assedio della lobby abortista, con largo uso di manipolazione di dati e falsificazione di avvenimenti.
Una prima avvisaglia si era avuta già nel 2008 con il caso “Agata” in Polonia: Amnesty denunciò il fatto di una adolescente rimasta incinta dopo essere stata violentata, la cui richiesta di aborto fu respinta da diversi ospedali e fatta oggetto di pressioni da parte di gruppi pro-life. Successivamente è però emerso che la ragazza in questione non era affatto stata violentata, ma aveva avuto un rapporto consensuale con il suo fidanzato. Inoltre, lei voleva tenere il bambino, ma sua madre – aiutata da diversi gruppi abortisti – fece forti pressioni sulla ragazza. Tanto è vero che non furono gli ospedali a rifiutare l’aborto, ma la ragazza a non presentarsi nei giorni previsti dall’appuntamento, a testimonianza della sua indecisione.
Ma è negli ultimi mesi che Amnesty ha scatenato una vera e propria offensiva, concentrata su Paesi dell’America Latina, dove c'è la più altra concentrazione di legislazioni pro-vita.
Un primo successo è stato ottenuto da Amnesty in Messico, dove in marzo il ministero della Sanità ha accettato di rendere obbligatori gli aborti in caso di gravidanza originata da stupro. In Messico, anche se l’aborto in caso di violenza sessuale era già depenalizzato, tuttavia veniva praticato raramente anche per il grande numero di medici obiettori di coscienza. L’obiezione di coscienza era prevista nella norma varata dal governo nel luglio 2008, ma Amnesty si è scagliata contro questa norma (notare: Amnesty contro la libertà di coscienza) con la falsa affermazione per cui i trattati internazionali firmati dal Messico richiedono che sia garantita la disponibilità del servizio all’aborto. Attacchi ripetuti culminati con una petizione internazionale – consegnata al governo a febbraio 2009 – in cui si chiede di forzare i medici a praticare l’aborto. E il ministero della Sanità alla fine ha capitolato.
Dopo il Messico è toccato in ordine a Perù e Nicaragua entrare nel mirino di Amnesty. All’inizio di luglio il Perù è stato oggetto di un rapporto ad hoc intitolato
“Fatal flows: barriers to maternal health in Perù” (Magagne fatali: le barriere alla salute delle madri in Perù). Un rapporto sugli alti tassi di mortalità materna, soprattutto tra gli indios e i più poveri del Paese, per reclamare politiche di salute materna che – ovviamente – devono includere l’aborto terapeutico.
Ancora una volta Amnesty fa riferimento a documenti internazionali – in questo caso il Piano d’azione approvato dalla Conferenza del Cairo sulla Popolazione nel 1994 – per sostenere che gli Stati sono obbligati a provvedere l’aborto in nome della salute della donna.
Ancora una volta le affermazioni di Amnesty sono palesemente false, perché nessun documento o trattato internazionale ha creato un “nuovo diritto” all’aborto.
Il caso però più clamoroso è quello del Nicaragua, il cui divieto totale di aborto viene bollato come “una vergogna crudele e disumana” in un rapporto pubblicato a fine luglio e titolato
“The total abortion ban in Nicaragua – women’s lives and health endangered, medical professionals criminalized” (Il bando totale dell’aborto in Nicaragua: salute e vita delle donne in pericolo, personale sanitario criminalizzato). In questo caso vengono addirittura manipolati i dati per dimostrare che dall’entrata in vigore della legge che proibisce totalmente l’aborto si è verificato un aumento della mortalità materna. La legge cui si fa riferimento è stata approvata dall’Assemblea Nazionale all’unanimità nel 2006. Il rapporto di Amnesty accusa il governo di Managua di attuare una legge “discriminatoria” che provocherà l’aumento della mortalità materna. Amnesty se la prende anche con le sanzioni penali previste dalla legge, affermando che ricattano il personale sanitario con la prospettiva della denuncia. Inoltre, afferma che il divieto di aborto in Nicaragua è discriminatorio a causa delle conseguenze negative che ha sulle donne e sulle ragazze, in quanto solo “le donne e le ragazze sono obbligate a continuare gravidanze non volute o sanitariamente pericolose pena il carcere” o “patire l’angoscia mentale e il dolore fisico di un aborto non sicuro, rischiando inoltre la loro salute e la vita”. Una delle principali affermazioni di Amnesty è che il divieto farà sì che il personale medico si asterrà dal trattare le donne in alcuni casi per paura di essere incriminato, in quanto la loro azione medica potrebbe essere considerata come un aiuto a interrompere la gravidanza. In realtà, il governo nicaraguense ha più volte chiarito che l’attuale codice sanitario sarà rispettato, anche là dove permette dei trattamenti salvavita che potrebbero causare indirettamente un aborto. E soprattutto in 3 anni non c'è stato alcun medico incriminato.
Da quando ha pubblicato il rapporto, ad Amnesty è stato più volte richiesto di rendere ragione delle proprie affermazioni. Mentre le risposte non sono arrivate, un giornalista americano, Matthew Hoffman di LifeSite-News.com, ha scoperto che l’organizzazione aveva falsificato i dati “nell’evidente tentativo di coprire il fatto che la mortalità materna in realtà era diminuita nel 2007”, l’anno dopo l’entrata in vigore del divieto di aborto terapeutico. Il rapporto di Amnesty sostiene infatti che la riforma è entrata in vigore il 9 luglio del 2008. Perciò confronta l’attuale tasso di mortalità materna con quello del primo semestre del 2008, ottenendo così un aumento del 10%. Peccato però che l’aborto terapeutico fosse reato già dal 2006: e nel 2007 si è registrato un calo del tasso di mortalità del 10%, fatto che Amnesty ovviamente ignora.
Ma non è l’unica manipolazione. Pur sostenendo che la riforma del codice penale non è entrata in vigore prima del 2008, Amnesty cita il caso di 12 donne morte e che si sarebbe potuto salvarle soltanto se l’aborto fosse stato permesso. Amnesty riprende il caso dal rapporto del gruppo abortista IPAS, che però è stato pubblicato prima di quella che Amnesty considera l’entrata in vigore della riforma. Inoltre il rapporto IPAS non afferma affatto che sarebbe stato possibile salvare le 12 donne con la legalizzazione dell’aborto: specula invece sul fatto che “almeno 12 (morti materne) possono essere collegate a precedenti patologie aggravate dalla gravidanza, cosa che avendo la possibilità di un aborto terapeutico, la probabilità di migliorare o guarire sarebbe stata molto più elevata”.
La verità è che Amnesty non è stata in grado di fornire il nome anche di una sola donna che sarebbe morta per cause collegate alla nuova legge, né il nome di una sola persona che sia stata incriminata per procurato aborto. Nomi precisi e fatti circostanziati, a prova di verifica indipendente: questo era il punto forza della “vecchia” Amnesty International, ciò che le aveva garantito credibilità e autorevolezza.
Oggi evidentemente tutto questo non serve più in nome della “battaglia per la morte” che si è deciso di intraprendere. Come ha detto qualcuno: quando l’omicidio diventa un “diritto umano”, la prima vittima è la verità.
August 06
Sul blog di Daniela:
http://jesusthereasonilive.spaces.live.com/
ho trovato questa testimonianza, al tempo stesso agghiacciante e meravigliosa. Ho pensato di condividerla con voi, perchè certe storie fa proprio bene sentirle. Ringrazio Daniela per la gentilezza e vi auguro "buona lettura".
"OLD BEST..."
La storia di michela: dalla morte alla vita
Bene! Allora vi racconto qualcosa della mia storia, qualcosa del mio incontro con Gesù, che arriva a capovolgere effettivamente una vita intera. Io sono undici anni che vivo questa avventura e quando sono entrata non credevo assolutamente in Dio. Anzi pensavo che i preti e le suore diventassero preti e suore per mancanza di lavoro. Questa era l’idea che avevo e vedevo una Chiesa che sapeva dare tante belle regole, ma non riusciva a rispondere ad una domanda che portavo nel cuore, ed era questa: se è vero che Dio è amore perché nel mondo c’è la sofferenza? Era purtroppo una domanda a cui non riuscivo a trovare una risposta, perché io la sofferenza l’ho incontrata subito, appena nata, perché la mia mamma e il mio papà hanno pensato bene di abbandonarmi in ospedale. Dall’ospedale ho fatto tutta la gavetta in vari collegi e orfanotrofi e ho passato lì i miei primi sei anni di vita. L’ultimo posto dove starò, verrà chiuso per violenza a minori. Quindi tutto avevo conosciuto, ma non l’amore. E quando un bimbo non conosce amore, da grande non sa dare amore.
Pertanto a scuola ero diventata strumento di santificazione per i professori, perché rendevo vive le loro mattinate a scuola, insomma con me non s’annoiavano! E quando andavo all’oratorio ‘ste povere suore si mettevano le mani nei capelli perché ne combinavo veramente di tutti i colori.
Me ne sono andata via di casa appena avuta la maggiore età; ho iniziato a lavorare giovanissima, e ho scoperto che avevo un talento: sapevo fare da mangiare. La cucina diventerà il mio modo di comunicare con le persone, con il mondo esterno. La cucina inizia a riempire tanti vuoti che avevo, quindi tento la carriera, che mi riesce, perché diventerò chef internazionale di cucina, inizierò a girare l’Italia, l’Europa. E i soldi hanno iniziato ad essere il dio della mia vita. Più soldi avevo e più ne avrei voluto avere. Tutto ciò che era il mondo dell’affettività era un gran disastro, perché? Perché a me m’avevano insegnato ad essere usata e gettata, e quindi usavo e gettavo l’altro. Mi dicevo: va bè ma tanto io il cuore non ce lo metto, a me che m’importa? Io so che le mie relazioni hanno un inizio e una fine. Pertanto i miei fidanzati andavano in base alle stagioni dei cuochi. Avevo un ragazzo per le stagioni estive, quello per le stagioni invernali, e poi per le ferie, per carità, ce ne stava pure un altro. Però ogni volta che finiva una relazione, non si sa come mai, era una ferita in più che davo al mio cuore. Sino a quando ho incontrato un ragazzo, un ragazzo un po’ diverso che mi ha parlato dell’amore in modo diverso. Era perfetto. Ma aveva un difetto: che era un cattolico e un cattolico convinto, a differenza di me che non credevo in Dio. Quindi vi potete immaginare… passa un giorno, passa due, passa tre, e dicevo: ma questo mica l’è normale! Al quinto giorno l’ho fermato e gl’ho detto: senti Luca, ma a letto quando ce se và? A letto? Dopo il matrimonio! Dopo il matrimonio??? E chi ce la fa ad aspettare fin dopo il matrimonio? No No, guarda, per me è importante il sacramento del matrimonio… dopo il matrimonio!
Altro problema era la domenica, perché la domenica con la messa, non andava mai in ferie. O c’aveva la pastorale giovanile, o il grest o chi ne ha più ne metta, e quindi lui la domenica andava lì e io invece andavo a vedere la mia squadra di football, giocare a calcio. Siamo rimasti fidanzati due anni, sino a quando una sera lui viene a casa mia ed era la prima volta che saliva a casa (e non vi nascondo che un pensierino quella sera ce l’avevo fatto) dico questo c’è cascato. E invece no. Invece viene su e mi dice: guarda io ho parlato con il mio padre spirituale, ho intenzione di sposarti. Con chi ne hai parlato? (io all’epoca non è che avevo tanta idea di cosa fossero i padri spirituali) e allora dico: scusa, ma va dal sindaco di Alassio, piglia un appuntamento, due firme e ti fa sposare. Mo chell’è ‘sto padre spirituale? No no, guarda, è un sacerdote che mi segue, per me è importante che ci sposiamo in chiesa. No. Io in chiesa non ci vengo. Non t’azzardà proprio! Dice:guarda che permettono un matrimonio misto. Tu dichiari di essere atea, non fai la comunione, ma dai la possibilità a me di sposarmi in chiesa. E io m’arrampicavo dappertutto perché dovevo trovare la scusa per non sposarmi. Allora a un certo punto m’è venuta fuori tutta la mia parte genovese, perché io sono di Genova. E allora ad un certo punto gli dico: senti un po’ ma quanto costa questo matrimonio? Dice: Niente! Basta che tu vieni in chiesa. Poi mi occupo di tutto io! E allora dentro di me ho detto: uno, l’immagine non la perdo perché dichiaro di essere atea. Due, non devo tirar fuori un becco d’un quattrino… scusa, sai che ti dico? và dal tuo padre spirituale, organizza tutto ‘st’ambaradan. A me dillo una settimana prima così tra un banchetto e l’altro mi libero, vengo a fare ‘sta pratica e poi finalmente si va a casa. E quando uno è innamorato accetta qualsiasi condizione.
Quindi Luca, incomincia ad organizzare questo matrimonio, ma nella realtà dei fatti io con Luca non mi sposerò mai. Perché non mi sposerò mai? Perchè Luca morirà quattro giorni prima del matrimonio. E lì ho iniziato a farmi un po’ di domande. Innanzi tutto vado a contatto con la prima verità della mia vita: che con i soldi, sino a quel giorno, avevo comprato tutto e tutti, ma una cosa sola non ho potuto comprarla: e questa è stata la vita. E allora quando ti rendi conto che i soldi non sono tutto; quando ti rendi conto che le tue sicurezze incominciano a crollare, la mia reazione qual è stata? Quella di prendermela con Dio. Ho iniziato ad accusare Dio di avermi tolto i miei genitori, ho iniziato ad accusare Dio di aver subìto le violenze che avevo subìto. Ho iniziato ad accusare Dio di avermi tolto l’unica persona che forse avevo veramente amato. E così la sera dei funerali, io stavo passeggiando su questa spiaggia e… ho urlato questa frase nella solitudine più totale, ho urlato questa frase, e ho detto: Dio, se tu esisti, io ti distruggo! Ma se tu non esisti, passerò la mia vita a dire al mondo che tu non esisti. Ed è incominciata la mia guerra con Dio. Una guerra senza esclusione di colpi, una guerra che mi porterà alla morte, alla morte dell’anima. Perché? Perché a causa del mio lavoro vengo trasferita in una grande città d’Italia e una mia collega che mi vedeva stare male mi dice: Senti, prendi questo numero di telefono, telefona e fatti aiutare. Ho telefonato. Era il numero di telefono di una persona che diceva di essere una psicanalista e qui comincio ad andare un giorno a settimana, due giorni a settimana, quattro volte a settimana. E poi da lì un giorno mi sento dire: lo sai Michela? Dobbiamo capire perché tu soffri. E allora bisogna scendere nel tuo inconscio, bisogna fare ipnosi. E ho accettato anche di fare ipnosi. Mi ritroverò ad essere un burattino che si può manovrare come e quando si vuole. Vi dico solo per farvi capire, che ero dirigente dello Sharaton Hotel, in questa città, con trentadue dipendenti, e non ero in grado di decidere da sola se la forchetta andava a destra o a sinistra, perché lo dovevo chiedere a lei. Purtroppo sono finita nelle mani sbagliate perché, questa persona non era una dottoressa, bensì una sacerdotessa di una delle sette sataniche più importanti d’Italia.
Io ho passato due anni della mia vita, due anni dove ho perso tutto, due anni dove questi occhi hanno visto solo morte e tanta violenza. La cosa più importante che ho perso è stata la dignità, la dignità di donna. Undici anni fa durante la notte di Natale, durante un rito, mi viene detto che posso avere io il potere e posso essere io sacerdotessa. Però mi dicono: devi dimostrarci la tua appartenenza a noi. Mi dicono: guarda, a Roma c’è una comunità,” Nuovi Orizzonti”, la fondatrice è Chiara (Amirante, ndr), è una ragazza molto giovane, è agli inizi, ma è molto protetta dalla Chiesa e per noi comincia ad essere un serio pericolo. Allora se tu vuoi appartenere a noi, distruggi tutto ciò che è l’opera di Nuovi Orizzonti, e uccidi Chiara. E io ho detto di si. Sono partita per Roma. E’ il sei gennaio, è il giorno in cui i magi vanno da Gesù. E’ il giorno in cui Gesù si rivela ai più lontani. E lo è stato anche per me. Perché quella sera, verso le otto di sera, io sono arrivata alla porta della prima comunità che risiedeva a Trigoria e ho suonato il campanello. Chiara racconta sempre che lei stava cenando e in quel momento ha sentito nel cuore: apri tu quella porta perché c’è una mia figlia che ha bisogno; e Chiara s’è alzata ed ha aperto quella porta. E ha fatto una cosa sola: mi ha abbracciato e mia ha detto: finalmente sei a casa. Sarà l’abbraccio che capovolgerà completamente la mia vita. E’ un abbraccio che dopo undici anni è ancora vivo, un’ abbraccio che sento ancora nei momenti di difficoltà. Col tempo ho imparato a dire che era l’abbraccio del padre che aspettava il figliol prodigo, che tornasse a casa.
Mi ha portato in camera sua. Lei dice che abbiamo parlato circa quaranta minuti, ma non ricordo niente, perché i momenti di lucidità erano proprio pochi. So solo che io ad un certo punto ho avuto la piena consapevolezza che per me non c’era speranza, perché sapevo che mi avrebbero comunque trovato e ucciso. E così ho detto questa cosa a Chiara, ho detto: Chiara, io ho imparato dentro la setta, che quel pezzo di pane che voi adorate, quel pezzo di pane di cui voi vi nutrite, loro m’hanno insegnato che lì veramente c’è la presenza di Gesù. E mi hanno detto che per voi cattolici, lì c’è la vera ed unica salvezza. Allora nella mia ignoranza gli ho detto: Chiara, se io prendo quel dischetto bianco (all’epoca non sapevo come si chiamasse) so che mi salvo. Si. Però prima devi fare l’incontro con la misericordia. Così hanno chiamato un sacerdote. Mi sono confessata, ma ne avevo combinate un po’ tantine. E per il diritto canonico non potevo avere l’assoluzione completa perché ero incorsa in una scomunica. Che cosa fare? Hanno preso carta e penna, hanno scritto tutta la mia storia, tutti i macelli che avevo combinato e li hanno spediti alla Congregazione della Dottrina per la Fede, in Vaticano. E dopo soli due giorni, un certo Cardinal Ratzinger, ha risposto dicendo: OGGI LA CHIESA E’ IN FESTA, PERCHE’ UN FIGLIO E’ TORNATO A CASA. E con questo permesso speciale, la notte del ventisette di gennaio, dalle suore di Madre Teresa al Celio in Roma, ho fatto la comunione, ho consacrato il mio cuore al Cuore Immacolato di Maria e ho fatto i miei primi voti (laici) di povertà, castità, obbedienza e gioia. La gioia del Cristo Risorto.
E da quel momento tutto è finito e tutto è incominciato. Ho incominciato a fare questo percorso di “Cristo-terapia”, questo percorso dove la parola di Dio, guarisce. Dove Gesù Eucaristia, guarisce. Ma c’era una ferita che c’è stato il bisogno dell’intervento di Sua mamma. Ed era una ferita molto profonda in me, perché era quella di una mancanza di una mamma. Fondamentalmente questa ferita si riapriva ogni volta che arrivava il mio compleanno, che arrivava Natale, che arrivavano le feste della comunità. E Chiara ha la bella idea di mandarmi ad aprire un centro di aiuto alla vita. Un centro residenziale per ragazze madri in difficoltà, minori a rischio e per donne che devono decidere se abortire oppure no. E parto con tutto l’entusiasmo di aprire una nuova casa. Soltanto che dopo qualche giorno, incomincio a raccogliere il dolore di madri che avevano partorito in situazioni di disagio, difficili. Quel bimbo giustamente era stato dato in adozione. E mi dicevano: Sai? Oggi mio figlio oggi ha otto anni, ma non l’ho mai tenuto tra le braccia.. Avrei voluto accompagnarlo il primo giorno di scuola, ma non potevo... Chissà come si trova nella sua famiglia adottiva... Oppure ho iniziato a raccogliere il grido di donne che avevano abortito. Ed è un grido che ti lacera il cuore. E la sera quando andavo davanti a Gesù a consegnare queste urla, perché altrimenti a Nuovi Orizzonti non riesci a sopravvivere, ho sentito nel cuore una cosa ed era questa: Michela, se tu oggi esisti è perché tua madre ha detto si alla vita. Se tu oggi sei un dono d’amore per tanti figli che io ti consegno è perché tua madre è stata un dono d’amore per te. E ho sentito nel cuore che dovevo cercare mia madre. Ma non per chiederle perché mi hai abbandonato o cose di altro genere. Ma semplicemente per dirle grazie per avermi dato al vita. E così c’è una legge in Italia, che da un po’ di tempo permette di sapere le proprie origini. Io rientravo in questi casi e ho incaricato un tribunale, e un giudice troverà mia madre. Abbiamo lasciato a lei la libertà di decidere se sentirci oppure no. Lei ha detto il suo si. Quindi abbiamo cominciato un rapporto telefonico. Sino quando lei mi chiede di incontrarla. E parto il 9 giugno del duemilaquattro, per questa città del nord, per incontrare mia madre. Ma commetto un errore. E qual è l’errore che commetto? Che al primo posto non c’è Dio. Al primo posto c’è il mio bisogno di dire che anche io adesso ho una madre. Al primo posto c’è il mio bisogno di ricevere la telefonata. Al primo posto c’è mia madre, non c’è Dio. Vedete, quando nella nostra vita al primo posto stanno altre cose quali figli, moglie, lavoro… ognuno sa cos’ha al primo posto, e non c’è Dio, c’è il rischio che la nostra casa sia costruita sulla sabbia e c’è il rischio che la casa crolli. E in quel giorno malgrado sette anni di comunità, la mia casa è crollata. Perché? Perché dopo un breve momento che stavo con mia madre, con uno sguardo che non auguro al mio peggior nemico, mia madre mi dice: Tu per me non sei esistita allora, non esisti oggi, esci fuori dalla mia vita. E la mia casa è crollata. Io non so cosa prova una madre quando un figlio dice no. Ma vi posso dire che cosa ha provato un figlio quando la madre gli ha detto no. Sono tornata a Roma, avevo il cuore a pezzi. Sono andata da Chiara e gli ho detto: Chiara, ma perché Gesù mi tratta così? Ma che ho fatto di male a ‘sto Gesù? Adesso lavoro per Lui… Perché Gesù fa così? E lei mi ha risposto: Vedi, prima di te c’era una santa, che era una mistica, santa spagnola, santa Teresa D’Avila, e anche lei era messa molto alla prova. E un giorno come te, s’era arrabbiata, e si è rivolta direttamente a Gesù e gli ha detto: senti ma, apro tanti monasteri, tante vocazioni, perché mi tratti così? E Gesù gli ha risposto: sai Teresa io i miei amici, li tratto così. E santa Teresa D’Avila ha risposto: Ah… adesso io ho capito perché tu hai così pochi amici…
Io ho detto: Chiara, troppi effetti collaterali questi amici di Gesù. Dobbiamo trovare una soluzione.
E lei m’ha detto: guarda, hai le ferie, venti giorni. Ti prendi queste ferie e vai a Medjugorje. Dov’è che vado? Vai a Medjugorje. Hai le ferie, là oltretutto è il 25 giugno, quindi è un momento molto importante. Lì troverai la risposta che cerchi. E la mia risposta: Chiara, ma fa pace col cervello te e Medjugorje. Io secondo te, venti giorni di ferie mie vado a passarle in mezzo alle pietre, alle colline e a gente che dice pure di vedere la Madonna? Ma fa la brava. Però guarda io capisco che tu mi vuoi tanto bene e anche io te ne voglio. Facciamo così: tu mi paghi diciannove giorni di ferie in Croazia che c’è un mare favoloso e un giorno faccio una capatina e Medjugorje. Lei mi guarda e mi dice: Mh…adesso ne abbiamo due di problemi, uno, che hai un voto di povertà e non mi risulta che a te ti posso proprio andare a pagare le ferie in Croazia. Due, sicuramente non te lo ricordi, eri distratta, ma io c’ero e me lo ricordo molto bene, hai fatto pure un voto di obbedienza. Adesso per santa obbedienza vedi di andartene a Medjugorje. E “volontariamente” sono partita per Medjugorje.
I primi dieci giorni giro nei bar, della serie, non mi interessava neanche dove stavo. Proprio niente. Poi dentro di me dico: ma io posso tornare a Roma dagli amichetti miei e dirgli che son stata in ferie tutta pallida senza aver preso un po’ di sole? E ho detto Và bè! Visto che il programma serale è all’aperto arrivo là un po’ prima, mi metto là a piglia’ il sole e poi… così faccio contenta anche Chiara, sento la messa il rosario e tutto. E l’undicesimo giorno così è stato Ho preso lo stuoino e l’asciugamano e mi son messa davanti al tendone verde, vicino al capannone giallo. Là c’è una grande distesa di un prato, e ho steso l’asciugamano e mi son messa là a piglià il sole. Verso le sette di sera arriva Marja (una dei veggenti) che io non conoscevo, cioè, l’avevo vista in due occasioni perché me l’avevano presentata, ma non ci conoscevamo assolutamente. Passa, mi vede, e mi dice: ma che stai facendo qua? E che sto a fa Marja? Quello che fai tu! Sto alla messa. Mh…ma non ti ho visto in questi giorni, sei appena arrivata? No, no. E’ dieci giorni che sto qua ma ho tante cose da fare… senti, guarda, domani io sono all’Oasi della Pace (una comunità presente qui a Medjugorje) e essendo che ci sono tanti pellegrini che hanno chiesto di partecipare all’apparizione, lì ci sarà l’apparizione. Vieni, sei mia ospite! Voi che avreste risposto al posto mio? Siii. Voi! Non io. Mi sono alzata da terra, ho guardato dritta Marja e gli ho detto: Marja, se qui c’è la Madonna è lei che deve venire da me, perché io da qua non me muovo! Questa mi guarda con due occhi così e mi dice: Penso che però tu ne hai tanto bisogno. E se ne va via. Il giorno dopo guardo l’orologio erano le sei e venti. Dico, và bè! La merenda l’ho fatta, il caffé l’ho preso, andiamo a vede’ ‘sta cosa. E sono partita per l’Oasi della Pace.
Ovviamente era impossibile entrare. Perchè erano i giorni dell’anniversario, e quando si sa che c’è un’apparizione pubblica, che tutti possono partecipare, vi potete immaginare che cosa c’era là dentro? E quindi sono arrivata fino a dove c’è un piccolo anfiteatro, dove c’erano delle piante e mi sono messa sotto all’ombra. Mi metto lì, e mentre faccio per sedermi, ripassa l’incubo mio. Marja. Ripassa Marja che mi vede e mi dice: No no. Tu vieni dentro con me. Marja, fai la brava! Ma mi dici ndo’ vai là dentro? Poi guarda, o dentro o fuori tanto io ‘sta Madonna non la vedo. Io sto qua fuori al fresco. Che fa Marja? Non ha detto una parola, mi ha preso per il colletto della t-shirt, mi ha alzato da terra di peso (avevo i piedini che mi facevano a mala pena così) e davanti a tutti mi ha portato dentro la cappellina dell’Oasi. Non vi dico la vergogna che ho provato in quel momento! Avrei voluto sparire. Anche lì molto “volontariamente” mi fa inginocchiare, perché mi da una mina qua dietro alle ginocchia; me fa scendere come un masso a terra e lì incomincia l’apparizione. Ma a me non interessava, non so manco cosa volesse dire forse dentro di me, dove stavo. E quindi che ho fatto? Ho iniziato a guardare Marja, la cosa che secondo me era più logica. Ho iniziato a vedere ‘sto sguardo, vi devo dire bellissimo! vi devo dire uno sguardo luminosissimo, che fissava un punto ben preciso. E poi lì ho iniziato, sempre guardandola, a vedere che ogni tanto muoveva la bocca. Allora lì mi ha preso un pensiero molto “contemplativo”, dalla “profondità del cuore”. Perché ho detto: ma questa con la Madonna ce parla in italiano o in croato? Ma che m’importa?! Questo per dirvi che proprio l’apparizione era lontana da me migliaia e migliaia di chilometri. Sino a quando succede qualcosa: e che cosa succede? Succede che inizio a sentire un calore stupendo nel corpo. Ma non è un calore “oh! Quanto fa caldo” No! E’ un calore che è partito dalla punta dei capelli ed è arrivato alla punta dei piedi. Avevo la sensazione di qualcosa che mi avvolgeva… e ve la dico così perché sono le parole più semplici ma spiegarlo per me resta molto difficile, e avevo la sensazione di due braccia che mi stavano coccolando. E l’altra sensazione strana che ho avuto è stata quella del trapianto di cuore; perché ho sentito una mano che mi ha strappato questo cuore ormai troppo stanco, troppo ferito, troppo ammalato e un’altra mano che mi ha rimesso un cuore nuovo. E una pace è entrata dentro di me. Una pace che non ha preso solo la mia anima, ha preso la mia mente, ha preso il mio corpo, ha preso tutto di me. Finisce l’apparizione, io stavo una favola! Eh… io sono molto razionale, quindi cercavo di dare una spiegazione a tutto ciò, ma non la trovavo. Per la prima volta non riuscivo a trovare una spiegazione di quello che mi era successo. Ma era talmente bello, che cercavo anche di godermelo tutto, quel momento.
Finisce l’apparizione e Marja si alza e fa quello che fa sempre quando ci sono delle persone esterne: spiega quello che è avvenuto al momento dell’apparizione, e dice: Al momento dell’apparizione, quando la Madonna è venuta, ho affidato tutte le intenzioni di preghiera. La Madonna ha pregato su di voi e vi ha benedetto. E poi lo sguardo di Marja s’incrocia con il mio sguardo e davanti a tutti mi dice: La Madonna fa suo il dolore che porti, nella profondità del tuo cuore. Ma da oggi solo lei ti farà da mamma. Io ho guardato Marja… avevo la certezza che lei non sapeva niente, e quindi qual è stata la mia reazione? Sono scappata via di corsa. Vuoi sapere qua a Medjugorje come si fa a capire che c’è un veggente in giro? Molto semplice: in base ai pellegrini che lo inseguono per il paese. Ecco! Quella sera era Marja che mi inseguiva per tutta l’Oasi. E cercava di acchiapparmi. Mi prende e mi dice: dai vieni a cena a casa mia. E quindi mi prende sotto braccio e vado verso casa sua. Ma lungo il viale, san Tommaso con me era regalato(?) perché? Perché mi fermo di scatto, la guardo e gli dico: ma Marja, ma tu là dentro davvero ce l’avevi con me? E lei mi ha risposto: Io no. Ma la Madonna si! E da quel giorno Maria è entrata nella mia casa, è entrata nella mia vita; da quel giorno ho scoperto di avere una mamma specialissima, una mamma ventiquattr’ore su ventiquattro. Una mamma a cui, vi do una notizia, non serve comunicare con lei con telefonini, sms, internet. No no. E’ gratis. Basta una cosa sola: avere un semplice rosario tra le mani, e allora scopri che è lei che ti prende per mano; scopri che non sei più tu che prendi le decisioni da sola, ma è lei che le prende insieme a te. Ed è una mamma che si è preoccupata di tutto. Io vi garantisco, non solo a livello spirituale, ma materiale, in tutto si è occupata di me. Ma la cosa più importante che ho capito quella sera, è il senso della sofferenza. Io ho incominciato dicendovi che non trovavo una risposta a una parola ben precisa: al dolore. Ma quella sera, ho capito che se volevo diventare santa, dovevo incominciare a vivere il silenzio di Maria sotto la Croce, perché? Perché ogni qual volta son riuscita, non più a scappare dal dolore, ma ad abbracciare quel dolore, io vi garantisco che quel dolore, si è trasformato in amore. Ed è molto semplice. Perché ogni qualvolta che porto un dolore grande nel mio cuore o dei pesi, delle responsabilità enormi, ogni qualvolta io mi butto, ad amare l’altro, il fratello che ho davanti a me, fratello che mi chiede aiuto, che grida, ogni qualvolta riesco a fare questo passo di uscire dal mio dolore, per andare incontro al fratello, io vi garantisco che quel dolore che io porto, automaticamente, si trasforma in amore. E allora concludo dicendovi questo: che la più bella scoperta che ho fatto, è che non c’è morte senza Risurrezione, ma non c’è Risurrezione senza morte!
Michela ha raccolto la sua storia in un libro:
"Fuggita da Satana", Edizioni Piemme.
August 05
L'introduzione anche in Italia della pillola abortiva fa venire i brividi.
Già l'aborto chirurgico è una cosa terribile,
ora si rischia di declassarlo a un semplice mal di denti,
per il quale basta prendere una pilloletta per non pensarci più.
L'embrione è "essere umano" dal momento del concepimento,
cioè dal momento in cui l'ovulo è fecondato dallo spermatozoo:
da quel momento in avanti inizia a esistere una creatura
che non chiede altro che di poter respirare, essere nutrita e riparata dal freddo,
come qualsiasi persona vivente, di qualsiasi età.
La nascita è soltanto il superamento della prima sfida della vita,
il primo traguardo raggiunto non appena dotati di tutte le facoltà,
come la conquista della posizione eretta, i primi passi o la capacità di leggere e scrivere.
E poi, scusate, cos'è che permette di risalire all'identità di una persona?
Il DNA, vero? Bene, dal momento in cui lo sperma feconda l'ovulo,
inizia a esistere un nuovo essere vivente dotato del suo DNA,
diverso da chiunque altro , e naturalmente appartenente alla specie umana.
Ragazzi e ragazze, vi prego,
se non siete in grado di assumervi la responsabilità delle vostre azioni,
NON FATE I BAMBINI!
November 11
Ciao a tutti!
È un bel po’ che non mi faccsentire. Purtroppo sono letteralmente sommerso di lavoro (il seminario, il CAG, il catechismo…) e non mi rimane più molto tempo libero da dedicare agli hobby io (sigh!). Beh, tutto sommato è la vita che volevo, quindi non mi lamento più di tanto. Visto però che questa mattina mi trovo ad avere un’ora libera, ne approfitto per pubblicare questo post. Si tratta di alcuni passi estratti da un articolo pubblicato sul n. 5/2008 di “Se vuoi”, rivista di orientamento per i giovani (www.apostoline.it). In sintonia con il Sinodo dei vescovi, che ha approfondito il cammino della “Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”, questo numero è a tematica monografica: “parole e Parola”, appunto. È un articolo che mi è piaciuto molto: spero possa essere anche per voi motivo di riflessione, e magari possa aiutarvi ad avvicinare di più alla vostra vita, e al vostro cuore, questa LETTERA SPECIALE del Padre a ognuno di noi.
Buona lettura e… fatemi sapere cosa ne pensate.
“Old best 4 u brethrens’n sistrens
SOMMERSI DALLE PAROLE… COMUNICHIAMO?
di CARLO NANNI, pedagogista, UPS, Roma
S. Giacomo nella sua lettera ricorda che “tutti manchiamo in molte cose. Se uno non manca nel parlare è un uomo perfetto” (Gc 3, 2). La chiacchiera è considerata malamente da pensatori e moralisti, perché è vista come espressione di superficialità di vita e di pensiero. Può esserlo, quando si parla di sport, di calcio, della squadra o del cantante preferito, della star della televisione o del cinema. Il brutto sarebbe se non si avesse e non si sapesse parlare di altro. Perché starebbe a dire che in testa o nel cuore non si ha né altro né di meglio. Perché non si sa o non si vuole parlare di cose più profonde e più auto-implicative. Perché la vita interiore è vuota o piena solo di ciò che è pubblico, anonimo, di ciò che è propagandato dalla televisione, dalla radio, o ascoltato sugli Mp3, gli iPod, o visto su internet, o lanciato dagli Sms.
I filosofi evidenziano che verso la metà del secolo scorso si è realizzata una epocale “svolta linguistica”: la parola ha preso a primeggiare al posto del pensiero. A tal punto che essa è diventata quasi una realtà a sé stante, a rischio di oscurare persino la fonte e il destinatario dell’evento linguistico. Anche la Parola di Dio può essere letta e vista come un feticcio, dimenticando che è Dio che parla a noi e noi che parliamo con Lui.
Ci sono parole sterili e vuote. Ci sono parole che tagliano, feriscono, distruggono. Ma ci sono parole che ci toccano nella mente e nel cuore. Parole indimenticabili, evocatrici di ricordi, di incontri, di vissuti, di esperienze che ci hanno fatto toccare il cielo con un dito, di persone che vorremmo sempre presenti. Ci sono parole cariche di significati. Parole che sostengono, illuminano, confortano, costruiscono, mettono in comunicazione, spingono a fare cose belle e buone. Ci fanno gustare la grandezza della verità, ci provocano a conoscere, a ricercare, a metterci in contatto, a entrare in comunicazione profonda. Fanno nascere e crescere amicizia e amore. Provocano decisioni, impegni, dedizione. Fanno provare il gusto e la felicità del buono e del bello.
Se alle volte siamo “sfrenati” nel parlare, forse lo è perché sentiamo “a pelle” di non riuscire ad avere rapporti, a essere in contatto con gli altri. O magari abbiamo paura di essere isolati. Oppure perché il nostro mondo interiore ci appare vuoto. E del vuoto abbiamo paura, perché temiamo di non avere personalità o che non riusciamo a tenere sotto controllo la situazione.
Forse hanno la stessa valenza certe parole imprecatorie. Tante bestemmie, più che contro Dio, sono il segno che la nostra valvola è saltata, perché qualcosa era ed è sopra le nostre capacità di resistenza, era ed è non voluta e non compresa, era e ci è assolutamente insopportabile.
Anche tante parole dissacratorie dei giovani, dette o scritte, sono magari l’esternazione della contrarietà che si prova con la vita, con la realtà, con i genitori, con gli adulti, con le istituzioni, con la società, con le norme sociali, con una cultura vecchia e rinsecchita e comunque non rispondente ai loro desideri. O forse è un modo per dire agli altri, agli adulti che ci sono, che esistono, che valgono!
Ma dietro lo scacco del parlare, di molto mutismo, giovanile o adulto, non c'è solo il disagio, il negativo, il limite. C'è anche il bisogno di un “di più”, di infinitezza. C'è il senso di frustrazione per aspirazioni profonde che risultano inesaudite dalle possibilità sociali o dalle capacità personali di essere, di esprimersi, di comunicare. L’ideologia efficientistica contemporanea soffia sul fuoco.
Ci può essere anche lo struggimento per una pienezza di comunicazione che si vorrebbe, e che si sente “vicina”, prossima: come nei canti d’amore e di nostalgia, come nel “balbettio farneticante” dei mistici.
Se badiamo bene, viene a coscienza che non tutto è esprimibile, dicibile, comunicabile. L’ineffabile esiste. L’incomunicabilità c'è. Ma non è solo questione di incapacità, di limite. È anche il segno che noi siamo di più del nostro parlare, delle nostre parole, di quanto riusciamo a dire. Prima, durante e dopo di esse, c'è la nostra interiorità, la nostra soggettività. Il nostro mondo interiore è più grande e più ricco (magari più complesso e problematico!). È sorgente di relazione e di dialogo ma non si esaurisce in essi.
Ma tocchiamo con mano che le nostre parole hanno a che fare con la nostra libertà e con la nostra responsabilità. Scopriamo, cioè, che siamo costitutivamente un “io-tu-noi”. “In principio era la relazione”, dice Martin Buber. Una vita di relazione può voler dire chiudersi, non rispondere, o dire solo “brutte parole”, oppure può voler dire uscire da sé, aprirsi all’altro che accogliamo e che ci accoglie. C'è felicità nel farsi aiutare. Altrettanto ad ascoltare. È bello stare a capire, e cercare di comprendere chi ci parla. Ma se non si è attenti, se si è distratti, se si sta nel frastuono… E se non ci si fa l’orecchio a certi suoni, a certe parole… E poi, lo sappiamo, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire! Se siamo pieni di noi stessi non ci sarà spazio per altro (e per l’Altro!). Se siamo auto-centrati o peggio egoisti, al massimo sentiremo solo quello che ci aggrada o ci serve e perderemo chissà quanto di vero, di grande, di buono e di bello ci viene dagli altri, dal mondo, da Dio!
Saper tacere o aspettare a parlare, è dare spazi e tempi alle parole, gustarne tutto il sapore, lasciarle “stagionare” nel nostro cuore e nella nostra mente (come faceva la Madonna con Gesù!), rilanciare il dialogo. Il silenzio può essere la notte che prepara l’alba e il giorno della comunicazione più intensa, più semplice e più profonda. Sperimentare una certa solitudine interiore e sentire la distanza da coloro con cui vorremmo parlare e stare insieme, fa soffrire ma rende più bello l’incontro: come ben si coglie nel saluto, nel dirsi ciao o arrivederci, oppure nell’attesa di una persona cara o amata, di una cosa grande, di Dio!
September 08 Ciao a tutti, come state? Io bene, dopo un'estate piena di impegni e di attività torno finalmente a farmi vivo. Spero di riuscire ad aggiornare il blog un po' più spesso, ma ho paura che non sarà poi così facile: il CAG è già ripreso, tra poco ricomincerà anche il seminario, quindi il tempo libero sarà veramente poco.
Volevo comunque rendervi partecipi dello splendido pellegrinaggio che abbiamo fatto da Assisi a Poggio Bustone. Si tratta della seconda parte del Cammino "Di qui passò Francesco": meraviglioso! Anche la prima parte, che abbiamo fatto l'anno scorso è stata molto bella, ma quest'anno abbiamo potuto visitare molti più luoghi tipici francescani, cosicchè anche lo spirito (oltre agli occhi) ha potuto ricaricarsi e contemplare.
Colgo l'occasione per ringraziare tutti i miei compagni di viaggio, con i quali ho condiviso momenti di serenità e di fatica, di gioia e di sofferenza: tessere preziose che hanno concorso alla realizzazione di un mosaico mozzafiato. July 06
Ciao a tutti,
sono qui a chiedervi di firmare una petizione.
La mia amica Cinzia (http://ranamarrone.spaces.live.com/) è affetta da una malattia rara denominata “morbo di Behçet”. Questa sindrome ha già debilitato parecchio il fisico di Cinzia, per non parlare di quanto dolore fisico ha dovuto sopportare. La cosa peggiore è che si tratta di una malattia degenerativa, per cui Cinzia (e tutti quelli che, come lei, sono affetti da questo morbo) non può sperare in un futuro roseo. Sembra però che esista un farmaco capace di bloccare il processo degenerativo di questa malattia: si tratta di un farmaco molto costoso, che Cinzia (e molti altri) non possono permettersi. Per questo motivo vi invito tutti a firmare la petizione che trovate a questo indirizzo: http://www.sindromedicrisponi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=247&Itemid=66
Per chi volesse, qui sotto trovate anche il codice per inserire nel vostro blog il banner come quello che ho messo io sopra.
Sono convinto che se saremo in tanti, Cinzia e i suoi “compagni” potranno avere una speranza in più.
Ringraziandovi anticipatamente,
“Old best 4 U!”
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Rettangolo (468x60)
June 25
Ciao a tutti, sul n. 3/2008 di "Se vuoi" (cfr. www.apostoline.it) ho trovato un articolo di d. Nico Dal Molin. Siccome mi è sembrato molto interessante, ho deciso, come mio solito, di condividerlo con voi. Sarebbero molto graditi commenti e opinioni al riguardo. BUONA LETTURA
(…) vogliamo cercare di cogliere qualcosa di più profondo a proposito del “narcisismo”: un modo “patologico” di essere e di vivere le relazioni e le scelte di amore, assai più diffuso di quello che si possa immaginare. (…) L’identikit che cercherò di tracciare della personalità narcisita è certamente semplificato rispetto alla complessità degli studi che ruotano attorno a questa “patologia”, ma credo possa essere sufficiente per gettare luce su di una modalità di “pensare l’amore” che certamente fa a pugni con una progettualità e con una fedeltà nelle scelte profonde della relazione.
Anche se non sembra tale, il narcisista ha un enorme bisogno di nutrire la stima di se stesso e continuamente, cercando l’approvazione incondizionata degli altri e vivendo le sue relazioni all’insegna di uno slogan tipico dei nostri giorni: “Usa e getta!”… Come dire che il suo modo di rapportarsi è assolutamente parassitario e utilitaristico.
Questo lo porta ad essere incapace di vivere e di esternare, in maniera sincera, sentimenti di coinvolgimento, commozione e tristezza, non andando mai oltre ad una pura e semplice “faccia da circostanza”. È incapace di dire profondamente a qualcuno “Ti voglio bene”, e i suoi sentimenti prevalenti sono rabbia, competizione, invidia e gelosia. Nella continua ed esasperata ricerca dell’approvazione altrui disprezza quello che gli altri fanno o sono e, in questo senso, potremmo dire che ogni sua relazione è carente di reciprocità e gratuità, è banale, vuota frustrante. La sua vita è un continuo sforzo di fuga dalla realtà, con la terribile conseguenza di trovarsi totalmente impreparato ad affrontare le inevitabili vicende dolorose della vita, quasi a creare un’aspettativa irrealistica e miracolistica di poter… camminare sulle acque del dolore e della sofferenza umana, senza restarne toccato.
Egli non può amare una persona, perché è fondamentalmente incapace di attesa e di pazienza. Infatti, queste sono dimensioni-chiave della relazione in Amore, ma rappresentano anche quel senso di provvisorietà e di insicurezza che per un “io” narcisistico sono ferite e provocazioni impossibilii da sopportare. Non può accettare di trovarsi in una situazione di insicurezza, in attesa di qualcosa che non sia totalmente sotto il suo controllo razionalizzante e pianificante.
Sono queste dinamiche e queste modalità che fanno dire a coloro che hanno approfondito le dinamiche del “narcisismo” che queste persone… “non sono capaci di amare”!
Quanta tristezza in questa affermazione: solo un rapporto di genuina fiducia produce apertura in una relazione amorosa, di coppia e non; mentre la gelosia la rabbia portano con sé solo distruttività e brutalizzano ogni tipo di rapporto, come purtroppo le cronache spesso tristemente ci insegnano.
La fedeltà è veramente una “porta stretta per cui entrare”: assai di frequente, ai nostri giorni, si sente dire da parecchie coppie che la loro scelta è quella sì di stare insieme, ma… “finché dura e finché piace”, per rispettare la reciproca libertà.
Oggi (…) si arriva a teorizzare e a vivere il “turismo sessuale”, alla ricerca della sensazione sempre nuova o dell’esperienza più inebriante.
Come immaginare in questo contesto impegni a lungo termine, adesioni che non siano selettive e parziali già in partenza, appartenenze che non siano a loro volta multiple per avere sempre a portata di mano la scappatoia necessaria? Eppure noi torniamo a ribadire che la fedeltà, pur essendo come la “porta stretta” dell’Amore, ci apre di fronte un immenso cammino di libertà.
Non stiamo parlando di una fedeltà che cade presto nelle pastoie della ripetitività e della monotonia relazionale, ma di quella “fedeltà creatrice”, perché ispirata, perché innovatrice, perché carica di una vitalità e di una fecondità che sono come l’acqua di una sorgente.
Una simile fedeltà non è solo utopia o sogno; è possibile credere che nell’amore vero non ci si ripete mai e che si possono percorrere sentieri nuovi di relazione e tracciare piste esistenziali prima mai intraviste.
È opportuno chiederci, a questo punto, per una corretta impostazione di un progetto di Amore fedele: “Cosa non è la Fedeltà?”.
Essa rifugge da tutto quello che è schematismo prevedibile e fisso, da quella specie di “ritualismo” esasperato, ossessivo e compulsivo che sa di nevrosi e non di armonia interiore. E non si presenta neppure camuffata sotto i tratti della testardaggine o dell’ostinazione. Sì, è vero, c'è anche chi tenta di vendere la Fedeltà così camuffata, ma la coerenza della Fedeltà non ha nulla a che vedere con quella che la Bibbia definirebbe come arrabbiata e ostile ostinazione e cocciutaggine di un… cuore indurito.
La Fedeltà vera ci interroga e ci provoca sul senso e sulla qualità del nostro “credere”, soprattutto del nostro credere agli altri: essa infatti si colloca come un gesto profondo e totale di fiducia nella persona amata. Essa ci interroga e ci provoca sulla modalità del nostro “amare”, che troppo spesso noi facciamo dipendere dalla riserva: “ti do in base a quanto anch’io ricevo!”.
L’amore senza riserve non mette la pregiudiziale che per dare bisogna avere…
Ed è ancora la Fedeltà ad interrogarci se abbiamo imparato a “soffrire” per essa, per mantenerla viva e coerente, perché proprio nei momenti della sofferenza, della solitudine, della fragilità vulnerabile che noi siamo e che portiamo come segno della nostra umanità, l’amore si purifica e si autentica.
È una Fedeltà che pone un serio ed esistenziale punto interrogativo sulla nostra capacità di “pazienza”, di tolleranza. Abbiamo già visto che è proprio il narcisista la personalità che per eccellenza non sa amare, forse proprio perché è incapace di pazientare e di attendere, per riannodare quei fili che in una relazione si possono anche spezzare.
Finalmente, è sempre la Fedeltà che permette di trovare la “voglia di aspettarsi”: quando la persona cara è stanca, non si allunga il passo, ma con lei ci si siede sul bordo della strada, si aspetta che ritorni il fiato e la voglia di riprendere il cammino. E se qualcuno chiede: “Ma perché lo fai?”, ebbene, non ci sono motivazioni straordinarie ed eccezionali, ma un semplice e stupendamente convincente: “Così, per amore!”.
È questa Fedeltà semplice, che diviene un progetto infinito di Amore, capace di radicarsi in Dio. Il Dio fedele… Eppure, talvolta, chi di noi può dire di non aver dubitato seriamente di questa sua fedeltà e vicinanza? È un dubbio profondamente carico di umanità quello che si interroga di fronte a realtà che appaiono incomprensibili ai nostri occhi, al nostro cuore… soprattutto di fronte alla sofferenza, alla morte di persone a cui la nostra vita è ed è stata profondamente legata. Perché talvolta Lui si nasconde in una forma di lontananza e impenetrabilità ai sussurri e alle grida di questa umanità pellegrinante e dolente?
È un dubbio che anche Gesù ha avuto nel momento supremo dell’Amore per la sua esistenza, sulla Croce, sul Gòlgota: “Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato?”.
Un grido che raccoglie in sé tutta la fatica di Fedeltà dell’umanità. Ma anche un grido che si stempera nella pace di un cuore che, guardando all’Infinito, osa dire: “Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”. E qui la parabola della Fedeltà umana si congiunge per sempre con la parabola della Fedeltà divina.
Tutto questo può ben riassumersi nella suggestione di questo semplice aneddoto:
“Un discepolo si addormentò e sogno di essere andato in Paradiso. Con sua grande sorpresa vi trovò il maestro spirituale e gli altri discepoli, seduti e assorti in meditaz. “È questa la ricompensa del Paradiso? – gridò – Ma è esattamente quello che facevamo sulla terra!”.
Allora udì una voce esclamare: “Sciocco! Pensi che chi medita sia in Paradiso? È proprio l’opposto… è il Paradiso ad essere in chi medita”.
Fuori di metafora potremmo anche noi fare una applicazione:
“Non è chi vive la Fedeltà in Amore ad essere in Paradiso, ma piuttosto è il Paradiso ad essere infinitamente presente in un cuore fedele”.
June 12
Ciao a tutti,
uno dei miei padri, conoscendo la mia passione per il web, mi ha passato un articolo di giornale nel quale si parlava di un gioco on-line attraverso il quale era possibile donare dei chicchi di riso a persone bisognose. Ebbene, sono andato al sito (http://www.freerice.com) e ho giocato. Poi, visto che l’idea mi è piaciuta, ho pensato bene di condividerla con voi, nella speranza che contribuiate a farla conoscere. Pubblico inoltre (tanto per avere qualche notizia in più), un articolo che ho trovato su wikinews: è un po’ datato, ma rende l’idea di cosa si può fare se ci si mette tutti insieme.
Bene, non mi resta che augurarvi buona lettura e buone giocate.
Old best brethren’ sistren!
Da Wikinotizie, le notizie a contenuto aperto
giovedì 20 dicembre 2007
Il sito FreeRice è riuscito ad accumulare, dal 7 ottobre ad oggi, ben 10 miliardi di chicchi di riso (per l'esattezza, 10.238.535.870) che verranno donati alle persone povere nei Paesi in via di sviluppo attraverso le Nazioni Unite, con il Programma Alimentare Mondiale - in inglese WFP, (World Food Programme).
Il sito, creato da John Breen, raccoglie i chicchi di riso con un quiz; al giocatore viene presentata una parola e quattro possibili risposte e bisogna selezionare il giusto sinonimo della parola data. Il gioco è suddiviso in 50 livelli, a seconda della difficoltà della parola, e per ogni risposta indovinata il sito dona 20 chicchi di riso al PAM. La donazione viene resa possibile dagli sponsor, che pagano per i banner visualizzati in fondo ad ogni pagina. Il contributo è anonimo.
Con questo gioco è possibile aiutare le persone che soffrono la fame. Il numero dei visitatori del sito sta crescendo enormemente: infatti, il giorno dell'apertura del sito - 7 ottobre 2007, ndr - erano stati raccolti solo 830 chicchi, mentre nell'ultimo mese sono stati donati quotidianamente dai 150 ai 400 milioni di chicchi (dai 7.5 ai 20 milioni di click ogni giorno). April 20 Ciao! Vi chiedo un favore, ma ci vuole solo un minuto. Dite a 10 amici di dirlo ad altri 10! Il sito on-line della ricerca contro il cancro al seno e' in difficoltà
perchè non ci sono abbastanza persone che accedono al sito.
Ci vuole meno di un minuto per andare sul sito e cliccare sul bottone
"donating a mammogram"
(è quello rosa nel mezzo della pagina)
Gli sponsor che sostengono il sito usano il numero di accessi giornalieri
per donare una mammografia a chi non se la può permettere
in cambio della pubblicita' che appare.
ma è un modo come un altro per fare del bene.
Grazie e...
"Old best 4 U!" April 10 Questa cosa ce l'ho in cantiere da alcuni anni e non ho mai trovato il tempo per farla.
Ebbene, stasera ho deciso che è giunto il momento.
Di cosa si tratta?
Niente di speciale, semplicemente di una raccolta di foto, ma (e qui sta la cosa curiosa)
non si tratta di amici miei e nemmeno di conoscenti.
Tutte le facce che vedrete in questa slide-show
sono state "rubate" dai vari spaces che mi sono divertito a visitare.
Quelle che mi sembravano particolarmente simpatiche o carine, le ho raccolte
con l'intento di realizzare una specie di concorso stile "Chi l'ha visto?".
Ora il mio progetto è diventato realtà:
se qualcuno di voi si riconosce, o riconosce un suo amico, lasciatemi un commento
(ma anche solo per dirmi cosa ne pensate di questa mia "trovata"),
hai visto mai che si allarga ancora la cerchia di amici?
Le foto che vedete qui le ho raccolte un po' di tempo fa
ma, se la cosa risulterà gradita, mi ripropongo di incrementare la raccolta.
OLD BEST 4 U, E BUONA VISIONE!
Ciao a tutti,
come saprete, domenica prossima sarà celebrata la 45° Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Ho trovato questa bella preghiera del Centro Mondiale per le Vocazioni, che si rifà al messaggio di Papa Benedetto XVI. Siccome mi è piaciuta, e siccome il mondo ha tanto bisogno di vocazioni, ho deciso di condividerla con voi.
Possa essere un'occasione per ciascuno di voi di chiedere a Dio di aiutarlo a trovare la propria strada nella vita (se ancora siete in ricerca), oppure una preghiera di intercessione per qualche amico/a che vi sta particolarmente a cuore, oppure semplicemente un accorato appello perchè nella Chiesa non abbiano mai a mancare generosi e santi ministri, missionari e missionarie.
"OLD BEST 4 U!"
Signore Gesù,
ai tuoi Apostoli, come Risorto, hai affidato un prezioso mandato:
“Andate ed ammaestrate tutte le nazioni…”,
rassicurando loro e noi:
“Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
Hai chiesto ai tuoi discepoli di farsi carico del bisogno delle folle, a cui volevi offrire non solo il cibo per sfamarsi, ma anche rivelare il cibo “che dura per la vita eterna”.
Da questo tuo sguardo di amore sgorga per tutti noi, ancora oggi, il tuo invito:
“Pregate dunque il padrone della messe, perché mandi operai nella sua messe”.
Aiutati a comprendere, o Signore, che corrispondere alla tua chiamata significa affrontare con prudenza e semplicità ogni situazione di difficoltà e sofferenza nella vita, perché “un discepolo non è da più del suo maestro”.
Grazie, o Signore, per le “testimonianze commoventi” che sempre ci doni, capaci di ispirare tanti giovani a seguire a loro volta Te, che sei la Vita, trovando così il senso della “vita vera”.
Grazie per questi “testimoni della missione”, liberi di lasciare tutto per annunciare Te con profonda originalità e umanità.
Santa Maria, Regina degli Apostoli, Madre della speranza, insegnaci a credere, sperare e amare con te.
Stella del mare, brilla su di noi, rendici “missionari della speranza” e guidaci nel nostro cammino.
Amen.
March 30 Ciao a tutti, dopo molti tentativi falliti, finalmente riesco a pubblicare le foto del ritiro pasquale.
Colgo l'occasione per ringraziare tutti, ma proprio tutti, coloro che, a vario titolo, hanno contribuito a far sì che tutto sia andato per il meglio: se ho potuto vivere intensamente la Pasqua è stato anche grazie a voi.
Non aggiungo altro se non ancora una volta BUONA PASQUA! Che la gioia del Risorto possa rimanere con voi tutti i giorni che dovrete trascorrere nella "Galilea" della quotidianità: che sia autentica, che sia grande, che sia contagiosa.
OLD BEST 4 U!
March 02 Ciao a tutti, anche quest'anno i giovani religiosi/e in formazione della diocesi di Brescia si sono ritrovati per trascorrere una mezza giornata all'insegna della fraternità, della gioia di stare insieme e della spiritualità caratteristica (quest'anno ospiti dei fratelli Carmelitani).
L'esperienza, come sempre, è stata esilarante: qui di seguito alcuni momenti significativi.
Grazie a: Carmelitani, Salesiani, Piamartini, Francescani, Suore Operaie, Suore Dorotee... insomma, grazie a tutti, prechè è anche grazie a tutti noi che la vita religiosa può presentarsi al mondo per quello che è:
UNA GRAN BELLA VITA!!!
February 15 Carissimi amici, pubblico integralmente la mail che p. Giorgio ha inviato a tutti i giovani del nostro "circolo" per invitarli agli ormai consueti "Esercizi spirituali di Pasqua".
Hai visto mai che magari qualcuno di voi decide di partecipare? Da parte mia l'invito è proprio in questa direzione: sarebbe un'ottima occasione per conoscere nuove persone, fare una bellissima esperienza di vita comune e, soprattutto, prepararsi adeguatamente a celebrare la Pasqua del Signore.
Non aggiungo altro, leggete qui di seguito e... speriamo di vederci!
OLD BEST 4 U!
Carissimi amici,
sembra quasi che quest’anno i tempi liturgici si stiano rincorrendo, come se volessero ricordarci che non c’è tempo da perdere, che l’Amore di Cristo ci spinge ad essere sempre pronti a dare ragione della speranza che è in noi. E allora questa speranza vogliamo ancora una volta viverla in prima persona, desideriamo incontrare Gesù Speranza durante i giorni della Settimana Santa. L’invito che vi rivolgo ancora una volta è quello di partecipare alla “Pasqua dei giovani”. Come sempre metteremo al centro la Parola di Dio e le celebrazioni del Triduo Pasquale vissute con lo spirito e la fantasia che caratterizzano i giovani. Vogliamo farci il regalo di partecipare a una esperienza intensa nella quale poterci mettere in gioco e lasciarci interrogare e guidare da Chi ci conosce e ci ama.
Ecco le indicazioni:
Esperienza: Pasqua dei giovani
Quando: dal 19 marzo (per cena) al 23 marzo (dopo colazione)
Dove: Maggio Valsassina (LC)
Cosa portare: Bibbia, qualcosa per scrivere, sacco a pelo o lenzuola…
Quanto costa: 100 euro
Come iscriversi: telefona o scrivi a p. Giorgio (cell.: 3392237860; e-mail: g.grigioni@pavoniani.it)
Per motivi organizzativi (acquisto del cibo, organizzazione delle giornate…) vi chiedo la cortesia di comunicarmi la vostra partecipazione entro e non oltre il 10 marzo; vi ricordo inoltre che chi non può partecipare a tutta l’esperienza per motivi di lavoro o di studio, può venire anche solo per qualche giorno.
Vi aspetto tutti e in attesa di vederci di persona vi auguro buon cammino di Quaresima.
p. Giorgio
October 05
Nel marzo 2006, Emergency ha dato avvio alla campagna “Diritto al cuore” per costruire un ospedale di cardiochirurgia in Sudan, un centro di eccellenza per garantire cure altamente specializzate e gratuite ai malati del Sudan e dei nove paesi confinanti.
Il 19 aprile 2007 lo staff di Emergency ha operato la sua prima paziente: Sunia, una ragazza di 14 anni che non avrebbe avuto altra possibilità di essere operata gratuitamente da uno staff altamente specializzato.
Emergency ha voluto il Centro «Salam» per condividere anche con i malati africani i progressi della scienza medica: non solo assistenza sanitaria per i bisogni di base, ma anche cure altamente specializzate per affermare e praticare il diritto a essere curati per tutti gli esseri umani. Se in Europa si può guarire – ci diciamo – anche in Africa si deve guarire. E così è stato per le oltre 200 persone operate finora dallo staff di Emergency.
Oggi, perché il Centro «Salam» possa continuare a crescere, Emergency riprende la campagna “Diritto al cuore”: dall’1 al 31 ottobre sarà possibile inviare un SMS al numero 48587 del valore di 1 euro per tutti gli utenti Tim, Vodafone, Wind e 3 Italia oppure effettuare allo stesso numero una chiamata da rete fissa Telecom Italia del valore di 2 euro.
September 05
Ciao a tutti! Quest’estate alcuni componenti del gruppo “Giovani Pavoniani”, insieme ad alcuni religiosi, hanno intrapreso un pellegrinaggio sulle tracce di Francesco. L’impresa ci ha visti camminare per 7 giorni, immersi nell’incantevole paesaggio tosco-umbro e, iniziata a La Verna, ha visto la sua gloriosa conclusione alle soglie della basilica di S. Francesco, ad Assisi. Il tutto per un totale approssimativo di oltre 200 Km (!!!) percorsi seguendo le indicazioni di una guida (“Di qui passò Francesco”), scritta da Angela, la quale ha vestito i panni della divina Provvidenza, accogliendoci nella sua bellissima foresteria, una volta giunti a S. Maria degli Angeli. La fatica, la sofferenza, la stanchezza che ogni tappa contribuiva ad incrementare, sono state ripagate abbondantemente dalle mille meraviglie della natura (paesaggi incantevoli) e dell’opera umana (chiese, cittadine, borghi medievali mozzafiato), nonché dal clima di comunione e di giovialità che si respirava all’interno del gruppo. Non ci sono parole per esprimere la commozione e la gratitudine che ci ha pervasi una volta giunti alla tomba di Francesco. L’esperienza si è rivelata preziosissima tanto a livello comunitario, quanto individuale, ha dato a ciascuno di noi un’occasione ulteriore di toccare con mano l’amore di Dio per le sue creature, concretizzatosi per noi in un sorriso, nel sapersi aspettare quando qualcuno rimaneva indietro, nell’ospitalità dimostrataci dalle persone che ci hanno accolto. Cosa aggiungere, godetevi le foto (appena possibile ne aggiungerò altre) e, come direbbe Francesco, PAX ET BONUM PS: Per qualsiasi informazione riguardo al cammino, a come ottenere le credenziali, o a come ricevere la guida di Angela, questi sono i links utili:
http://www.assisiofm.org/it/viadifrancesco/viafrancdentro.html http://www.diquipassofrancesco.it/
"Old best 4 U, brothers & sisters!"
July 20
Ciao, sulla rivista di orientamento vocazionale "Se vuoi" ho trovato questo articolo dello psicologo Nico Dal Molin. A me è sembrato molto interessante e, visto che alla luce della mia esperienza personale mi trovo d'accordo, ho pensato di proporlo anche ai visitatori di questo mio space.
Buona lettura e... commentate pure...
“Shalom, pace a te!” È un aspetto che ricorre in maniera costante e sorprendente nei vangeli della Risurrezione: quando il Signore Gesù appare alle donne e ai suoi discepoli, come Risorto, il saluto che egli dona loro è denso di affetto e significati profondi: “Shalom, pace a voi”.
La pace di cui parla Gesù non è semplicemente un quieto vivere, non è un senso di tranquillità, ma è uno stile globale di vita, dove questo saluto si fa insieme augurio, benedizione, grazia e dono. È una pace che investe totalmente tutta la vita, perché sta a significare insieme il benessere fisico e morale… l’armonia con se stessi, con gli altri, con Dio… la gioia delle cose fatte e di quelle da compiere… la salute e la forza per portare a compimento quello che si è iniziato… l’essere a proprio agio con se stessi, che non ha nulla a che vedere con momenti esaltanti ma emotivi, di euforia e di eccessiva autoesaltazione (quella “gasatura” che dura lo spazio di poche ore o pochi giorni, e poi ci si ritrova a piombare, frustrati e desolati, in un aggrovigliato disagio con se stessi).
Lo Shalòm, la pace del cuore, è un dono da attendere, da invocare, ed è insieme una ricerca in cui impegnare con coraggio e con totalità tutto se stessi.
Quando un cuore è veramente riconciliato? Quando sperimenta come il desiderare un certo progetto di vita, una scelta esistenziale, immaginando concretamente di poterla attuare e vivere… ci fa provare una contentezza interiore e profonda e ci immette in un circuito di essere, di pensare, di amare nel fare le cose di tutti i giorni. Ciò comporta che si guardi alle possibili scelte anche con un senso di trepidazione; è naturale, perché il futuro è un appello, ma anche una sfida che domanda coraggio! Del resto, non esistono sentimenti allo stato puro in noi; tutto convive con sensazioni diverse, talvolta un po’ contrastanti; ma non per questo diviene impossibile capire quale è il sentimento che prevale: se quello della Pace interiore o quello del disagio, del pessimismo o della fiducia, di una ricerca di Speranza o di una delega totale alla rassegnazione.
Per camminare verso la pace del cuore è importante imparare ad accettare e a convivere con le zone d’ombra della nostra vita e del nostro cuore, è necessario prendere coscienza di queste realtà tenebrose, fossero anche delle ferite e dei traumi che mai vorremmo avere sperimentato, per camminare verso la pace e la libertà del cuore, per risvegliarci alla vita, per suscitare in noi tenerezza e dolcezza, apertura, accoglienza, e pazienza.
Questo comporta un grande vantaggio per l’investimento delle nostre migliori energie: non devo più “giocare” a fare l’adulto forte e onnipotente, grande e invulnerabile, capace di successo e degno di ammirazione… Non cerco più di apparire per quello che non sono! Accetto di essere quello che sono davvero, con quei tratti di adolescente e… perché no, anche di bambino che continuo a portare dentro di me. È questo il primo passo per sentirmi amato da Dio come figlio suo, così come veramente sono e non come vorrei essere, perché comunque sono “prezioso” ai suoi occhi.
Non ci sono ricette particolari per raggiungere la “pace del cuore”, anche perché ciascuno di noi ha la sua strada da scoprire e da percorrere; tuttavia, qualche piccolo segnale, utile per tutti, lo troviamo lungo la strada, per non smarrirci.
• La via della pace del cuore incontra la traiettoria del “perdono”. Per questo non lasciare che situazioni di conflittualità e di non chiarezza ristagnino dentro di te: sono destinate a diventare acqua ferma e putrida, una palude stagnante e fangosa che inquina le nostre relazioni, la nostra vita, il nostro cuore. Abbiamo bisogno di essere perdonati e di imparare a perdonare… di essere accolti e abbracciati e di imparare ad accogliere e abbracciare… di essere consolati e rincuorati per imparare a consolare e a rincuorare. Questo diverrà consapevolezza vera e profonda per aiutarci a comprendere che in noi c’è una “zona luminosa e positiva”, e ciò diverrà spazio di speranza, di rinascita di energia vitale.
• Un ulteriore suggerimento potrebbe essere quello di continuare a cercare l’unità interiore. Viviamo in un’epoca di frammentarietà portata all’estremo, di rotture e fratture, di adesioni solo parziali, selettive, poco coinvolte. Per non cadere nella spirale vorticosa del Caos che tutto frantuma, che porta ad uno sbriciolamento e ad una erosione della nostra identità, occorre riconoscere che abbiamo bisogno di fare un po’ di ordine dentro di noi.
• Abbiamo bisogno di ritrovare i passi della discrezione e del silenzio, per non perdere appuntamenti preziosi che ci sfuggono solo perché siamo profondamente distratti.
Forse, per riassumere tutto questo, ci può essere utile ricorrere ad un aforisma orientale, un piccolo ma prezioso “detto cinese”:
“Quando la scarpa si adatta perfettamente al piede, ad essa non ci si pensa più. Quando la cintura è su misura attorno alla vita, ad essa non ci si pensa più. Quando il cuore è nel giusto, ai “pro” e ai “contro” della vita non ci si pensa più…” (Chuang Tzu)
E il cuore che è nel giusto, è un cuore che vive pienamente nella pace.
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